Ricerca avanzata »
Mappa del sito
Come si naviga
Supporto tecnico
 » Chi siamo
 » Il nuovo Avvenire
 » Lo spot





Martedi 10 settembre 2002 S.Nicola

 
Agorà

Cosa ne pensi
Segnala questo articolo

 

appuntamenti

Mille piccole luci per salvare il mondo

Un anno girando i continenti su una vecchia auto: il «tour della speranza» di tre giovani francesi per scoprire le storie sconosciute degli uomini che fanno crescere il pianeta sfidando il fatalismo e la miseria La sorpresa: i volontari sono sempre più dei laici, spesso coppie, e vanno nel Terzo mondo dopo la pensione Ma anche gli «indigeni» creano iniziative umanitarie

Di Roberto Beretta

«Ci sono sempre mille soli al di là delle nuvole». E allora, se neppure in un proverbio indiano (quello reso famoso dallo scrittore Dominique Lapierre) la matematica è un'opinione, devono esistere - sparse qua e là nel pianeta - almeno altre Mille città della gioia, mille giusti per cui salvare la gomorra che spesso il mondo appare...
Et voilà il postulato aritmetico che ha spinto tre giovani francesi a intraprendere un singolare e avventuroso «giro del mondo alla ricerca della speranza», nonché a narrarlo in un libro di successo oltralpe e ora tradotto in Italia chez San Paolo (pp. 248, euro 14). Christian de Boisredon, Loïc de Rosanbo e Nicolas de Fougeroux hanno iniziato il periplo nel marzo 1998, imboccando da Parigi la strada verso l'Africa a bordo di una decrepita Peugeot 104, e sono tornati 12 mesi dopo dalla parte opposta, pilotando un'ancor più inaffidabile Trabant romena... In mezzo, un percorso tra i continenti alla rincorsa di quegli uomini e delle donne che - scrivono gli autori - «fanno avanzare il mondo sfidando il fatalismo nelle situazioni più oscure».
Lapierre, che tiene a battesimo il volume (pubblichiamo uno stralcio della sua prefazione in questa stessa pagina), avrebbe certo detto: alla ricerca delle «luci del mondo». Esistono, dunque, queste fiammelle o è puro buonismo raccontare chi spende la vita «facendo del bene» al prossimo? Senza tentare un censimento, Christian, Loïc e Nicolas mettono insieme un catalogo forse un po' troppo «francocentrico» (nel senso che i volontari incontrati sono quasi sempre d'origine transalpina) ma che comunque stupirà gli scettici: per inventiva, qualità, dedizione. Volendo trovare qualche carattere comune a questi «missionari della speranza», poi, si possono indicare u n paio di tratti emergenti: sono sempre più spesso laici - anche coppie - anziché religiosi e sovente si tratta di anziani, che hanno cominciato la loro attività umanitaria addirittura dopo la pensione.
Come gli straordinari coniugi Régnier-Vigouroux, per esempio: lui, Pierre, era stato in Mali subito dopo la guerra e ci è tornato con la moglie da pensionato, fondando un'associazione per lo sviluppo che costruisce prevalentemente scuole e lavora solo nel raggio di 25 km dal suo villaggio; i due trascorrono 6 mesi all'anno in patria a cercare fondi, ritengono realisticamente che la metà di ciò che hanno realizzato sia già stato distrutto dall'incuria e dalla corruzione, eppure da 15 anni non mollano la presa... Christian e Marie-France des Pallières, 60 anni, fanno qualcosa di simile a Phnom Penh, dove gestiscono un centro di recupero per 500 bambini che raccattano rifiuti nella discarica. E a Cap-Haitien quasi lo stesso succede ai cinquantenni signori Lepoutre i quali, con prole ormai autonoma in Francia, nell'isola caraibica crescono 18 altri «figli» da 1 a 9 anni: ma, siccome sono tutt'altro che sognatori, si preoccupano di non fornire i «lussi» che ne farebbero degli emarginati il giorno in cui torneranno nel loro ambiente.
Colpisce in effetti il realismo estremo, di questi che si potrebbero classificare (e ghettizzare...) come «apostoli dell'utopia» o addirittura «nuovi santi». Santo uno come Marcello, 12 omicidi alle spalle, che dal fondo del suo ergastolo nelle Filippine ha creato un gruppo per i carcerati tossicodipendenti? O come Benoit Duchateau-Arminjon, il «praticante non credente» che ammette di pensare a «Dio come invenzione dell'uomo» e ciò nonostante ha trascritto il khmer in braille per aprire la prima scuola di bambini ciechi in Cambogia?
A volte, le trovate dei militanti della speranza colpiscono per una concretezza che sfiora l'ingegneristico, eppure ha tenerissimi risvolti umanitari. Così a Marrakech, in Marocco, i coniugi cooperanti belgi Murielle e Marc dirigono un «Centro energie rinnovabili» che combatte il disboscamento - tagliare legna genera deserto - realizzando un sistema per ottenere elettricità dai rifiuti organici e migliorando il rendimento calorico dei 2400 bagni turchi del Paese... A Cuzco (Perù) l'agronomo Fabien Bec ha creato un laboratorio di farmaci vegetali che esporta pomate in Europa ed America; a Hue (Vietnam), l'olandese Marella insegna tecniche di marketing agli artigiani dei cappelli. E a Santiago del Cile funziona Contigo (in spagnolo «Con te»), che eroga 10 mila prestiti l'anno agli abitanti delle periferie: la banca è nata 12 anni fa dall'idea di due giovani francesi e coi finanziamenti di un altissimo dirigente di multinazionale, il quale ne ha vis itato più volte la sede e ha voluto essere sepolto con una foto dei suoi «amici» cileni.
Non che tutte le «luci del mondo» siano d'importazione, però; anche gli indigeni si danno da fare. Prendiamo Tiémoko Kone, discendente da una tribù nobile del Mali, che a Bamako ha rinunciato a notevoli carriere per fondare una radio che diffonde democrazia e informazioni non "tagliate" dal regime. Oppure Raquel, consulente familiare nelle baraccopoli di Manila: la sua organizzazione non distribuisce nulla, solo incita e informa i poveri perché cerchino da sé la soluzione ai loro problemi. O ancora Pierre Wibgha e la moglie Célestine: lui è ministro in Burkina Faso, lei dirige un'iniziativa a favore delle donne. A Niamey (Niger), invece, Maiga Abdoulaye Balkissa è responsabile di un gruppo che avvia i ragazzi di strada ai mestieri ambulanti e riabilita le giovani ssime prostitute.
Certo, le «luci del mondo» sembreranno avere gli stessi watt di un cerino... Meglio non sottovalutarle, però: se il buio è profondo, persino i fiammiferi si vedono da molto lontano.

Sfoglia le pagine

 


il libro Lapierre: gli umili, veri eroi di tutte le «città della gioia»


Dal Messico alla Cina, ecco la galassia dei martiri


 

Cosa ne pensi
Segnala questo articolo

 

Copyright Avvenire ©2001-2002 Credits